L'uomo razionale s'adatta al mondo;l'irrazionale persiste nell'adattare il mondo a sè. Così ogni progresso dipende dall'uomo irrazionale. (G.B.Shaw)

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Nome: giuseppe sannolla
Mi piace scoprire cose nuove, allargare i miei interessi. Lo spazio geografico ed il tempo che mi viene concesso giorno dopo giorno,li utilizzo per elaborare pensieri,sperimentare emozioni,approfondire ricerche, coltivare visioni che offro con possibilità di scambio a chi si ritrova con me in sintonia, affinità elettiva si diceva un tempo.

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lunedì, 06 ottobre 2008
ANNUNCIO DELLA DITTATURA PROSSIMA VENTURA

 


Berlusconi fa la festa alla libertà:
"Pronti a governare anche da soli



Postato da: laosan a 07:18 | link | commenti (2)

domenica, 05 ottobre 2008
DALL'ASTENSIONE ALLA NUOVA OPPOSIZIONE DA COSTRUIRE

 

questavoltano PERCHE' L'INCONTRO DI CHIANCIANO

Avendo invitato all’astensione in occasione delle recenti elezioni politiche siamo tra coloro che hanno causato l’affossamento della cosiddetta «sinistra radicale». Non ci siamo quindi strappati le vesti per la disfatta elettorale della «sinistra arcobaleno».
E’ stato anzi un bene che tanti cittadini abbiano condannato un’operazione tanto sfacciatamente trasformista umiliando gli oligarchi della sinistra.
Non è affatto sinonimo di qualunquismo che un consistente numero di cittadini di sinistra abbia disertato le urne mentre la gran parte accorreva al voto per premiare uno dei due poli sistemici. Questa diserzione indica anzi che c’è uno zoccolo duro che non è più disponibile ad essere utilizzato come stampella del sistema politico vigente.
Dobbiamo contrastare i tentativi di rinascita dei rottami della sinistra “arcobalenica”, dobbiamo anzi rendere inappellabile il divorzio della gente di sinistra dalla sua addomesticata rappresentazione politica poiché solo così potrà risorgere una reale opposizione all’attuale devastante sistema sociale ed economico e quindi rinascere un’alternativa.
Opposizione e alternativa quanto mai urgenti in un paese la cui crisi è sociale e morale, in preda al timore di un fatale collasso. Le dilaganti pulsioni reazionarie, securitarie e xenofobe sono il carburante di un governo  che militarizzando il territorio, criminalizzando le opposizioni, concentrando su di sé immensi poteri e calpestando le stesse istituzioni, sembra puntare diritto verso un regime autoritario. Il tutto in un contesto internazionale segnato dall’aggravamento della crisi economica del capitalismo e dall’aumento delle spinte belliciste del blocco capeggiato dagli Stati Uniti.

Bisogna costruire un’opposizione che sia al contempo democratica e rivoluzionaria. Un’opposizione che sappia tutelare i diritti sociali degli oppressi e di quanti stanno precipitando al di là della soglia dell’esclusione sociale, che si schieri con tutte quelle comunità locali che tenderanno ad autodifendersi davanti ai nuovi assalti che il sistema porterà ai loro territori e alla loro qualità primaria di vita, che sappia infine difendere lo stesso ordinamento costituzionale-democratico e la sua assoluta laicità.
Un’opposizione di mera salvaguardia delle residue conquiste sociali, ambientali e democratiche, risulterebbe di corto respiro e quindi destinata alla sterilità se non fosse in grado di rivendicare un’alternativa di sistema, un sistema che non sia più fondato sulla mistificazione dello «sviluppo» né appeso come un impiccato alla corda della «crescita del PIL», un sistema che subordini l’economia ai valori etici non negoziabili quali la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza, un sistema che faccia della tutela dell’ambiente l’imperativo categorico dell’azione di ogni governo, e della più ampia democrazia partecipativa la stella polare dello Stato e il limite invalicabile della sua azione.
Di questo e di come attrezzarci in futuro discuteremo nell’incontro seminariale aperto che si svolgerà a Chianciano nei giorni  25 e 26 ottobre.
Non pensiamo quest’incontro per aggiungere un altro ingrediente allo spezzatino di sinistra, per dire ci siamo anche noi. Esso vuole essere invece un’occasione per proseguire il dibattito già cominciato tra coloro che hanno condiviso la scelta astensionista e che, coerenti con quelle premesse, vogliono compiere un passo avanti.

Approfondiremo dunque la discussione su punti salienti della situazione italiana e internazionale, per dare ulteriore consistenza all’accordo politico sin qui registrato. Nell’incontro verrà discussa anche la proposta di un manifesto che serva ad individuare il prosieguo del discorso astensionista da noi iniziato il 13 e 14 aprile.

postato da: miastengo alle ore 18:34 | link | commenti
categorie: iniziative, contributi


Postato da: laosan a 10:09 | link | commenti (1)

IL PAPA CONFERMA: SE CI SONO DUE CAPI (vedi post precedente)CI SONO ANCHE DUE COLLI

 

 

Postato da: laosan a 09:11 | link | commenti (1)

sabato, 04 ottobre 2008
SANTA ALLEANZA TRA BENEDETTO E " BEN- DETTO!!" CAVALIERE

 

i due premier 

POLITICA

Papa e Berlusconi, sintonia di vedute

Un'ora e mezzo in Vaticano, 40 minuti di colloquio privato per ribadire la collaborazione costruttiva nel contesto internazionale come in Italia. Tra le priorità: i valori di libertà, la sacralità della persona e della famiglia.Il premier ha voluto sottolineare che il popolo di cui è capo, politicamente, è lo stesso popolo di cui il Papa è capo, religiosamente, due capi, pertanto, per lo stesso popolo, e un popolo con due teste.

Berlusconi, dinanzi al Sommo Pontefice ha voluto solennemente impegnarsi a tradurre il Vangelo in politica ed ad emettere leggi secondo l'insegnamento della Chiesa. Ha confidato al Papa di avere già elaborato una legge sulle intercettazioni telefoniche da approvare subito, come decreto, con la fiducia del Parlamento, secondo la prassi consolidata. “E' scandaloso” - ha detto il cavaliere - “ che non sia stato finora applicato il detto evangelico: 'non sappia la sinistra ciò che fa la destra',citando il versetto 3 del capitolo sesto di Matteo”.

Benedetto XVI, chinando più volte il capo in segno di approvazione, si è complimentato con Berlusconi per la sua preparazione biblica e, dato il clima stabilitosi di reciproca cordialità e fiducia ha chiesto la collaborazione del cavaliere per risolvere il grave problema dei cattolici che prendono la pillola e fanno sesso, senza avere figli. Il premier si è limitato a suggerire che si potrebbe estendere non solo alle quattro prime cariche dello stato ma a tutti i parlamentari e a tutti i funzionari di regione, di provincia e di comune, la sua esperienza, di sposato-divorziato-risposato, con la possibilità di avere più famiglie e relazioni extraconiugali e di mettere al mondo tanti figli, conservando ill nome ed il riconoscimento di fedele cattolico.


Postato da: laosan a 15:49 | link | commenti

venerdì, 03 ottobre 2008
EPPUR SI MUOVE.....

HO DEDICATO I CINQUE POST PRECEDENTI AI CATTOLICI CHE A SINISTRA E CENTRO-DESTRA SI STANNO MUOVENDO, MOBILITANDO, ALLA RICERCA DI UNA COLLOCAZIONE SOCIALE- POLITICO-CULTURALE CHE LI VEDA PIU' PROTAGONISTI E MENO SUBALTERNI DEI PARTITI O DEGLI SCHIERAMENTI ATTUALI.

LA SITUAZIONE E' ...IN MOVIMENTO, MOLTO FLUIDA..FORSE MAGMATICA E CONFUSA, MA INEVITABILMENTE PRENDERA' FORMA.

ACCETTIAMO LA SFIDA SULLA FORMA CHE PRENDERA' LA NUOVA PRESENZA DEI CATTOLICI IN POLITICA. CORAGGIO, E' UNA BELLA SFIDA PER CHI ANALIZZA IL PRESENTE E FA TESORO DELLA LEZIONE DELLA STORIA .

Postato da: laosan a 17:21 | link | commenti

EPPUR SI MUOVE.......

Rubrica Video - Il Punto

 
 
Iniziativa democratica per il recupero dell'impegno politico dei cattolici Stampa E-mail


SABATO 11 OTTOBRE ore 10 - HOTEL PARCO DEI PRINCIPI, Roma


NASCE “INIZIATIVA DEMOCRATICA” PER IL RECUPERO DELL’IMPEGNO POLITICO DEI CATTOLICI IN UNA SOCIETA’ LAICA. DALL’INDIVIDUALISMO AL PERSONALISMO.

Il personalismo, così come teorizzato dal Mounier, affida alla persona socializzata la vera libertà dell’individuo radicalmente diversa da quella formale e fittizia esaltata nel mercato e nelle istituzioni liberali.
Nel personalismo la persona ha un contenuto di sostanziale rispetto per la propria dignità e per quella degli altri in una visione della vita chiaramente comunitaria e, quindi, vista come parte essenziale della democrazia.
Tale rispetto in termini politici significa autonomia, partecipazione, impegno civile e sociale, arricchimento etico, diritti e doveri: insomma è l’immagine di una umanità attiva che trova il senso della vita in una posizione che non è né un collettivismo materialistico, né quella di una comunità di destino esaltata dal nazismo (v. Lucio Villari – La Nuova Società di Mounier – La Repubblica 29/8/2008 pag. 54).
Il Movimento personalista nasce dalla crisi del capitalismo iniziata a Wall Street nel 1929; una crisi che continua ancora oggi e che richiede scelte precise per una politica sociale giusta e democratica. "Una rivoluzione che deve foggiare all’uomo contemporaneo uno strumento tecnico razionale e una organizzazione sociale giusta; ma ha anche il compito di restituirgli una ragione di vivere e di morire e prima ancora una consistenza". Quindi, una rivoluzione spirituale fondata su valori laici e cattolici che ci faccia superare questa crisi storica ricercando le vie d’uscita nel rispetto delle grandi opzioni; cosa diversa dalle politiche di piccolo cabotaggio che puntano solo a conservare, per quanto possibile, lo "stato quo".

UNA TERZA VIA : IL RUOLO DEI CATTOLICI.
Sentiamo, dunque, l’esigenza di una terza via economica, sociale e politica fondata su un inserimento dei valori cristiani in una società laica.
La Chiesa è consapevole di questo compito.
Recentemente Suoi autorevoli esponenti hanno riaffermato che la Chiesa non intende essere confinata in una sorta di Limbo dove la Sua funzione venga ridotta ad una esigenza intimistica; come se il Cristianesimo e il Cattolicesimo non avessero nulla da dire nella vita quotidiana, sui problemi della gente, sul significato e l’attuazione dei principi costituzionali di eguaglianza, libertà, solidarietà e sussidiarietà.
La crisi democratica dei partiti sta trasformando la nostra società civile e politica in senso illiberale per una forte caduta di tali principi che sono i cardini della nostra Costituzione, del cattolicesimo politico e della dottrina sociale cristiana.
Da questo scenario politico scaturisce con sempre maggiore evidenza l’emergere di quell’individualismo che mette in ombra il personalismo cristiano.

RITORNO AI GRANDI RIFERIMENTI IDEALI.
Dobbiamo reagire e rivendicare con forza i nostri riferimenti culturali, spirituali e politici.
Non possiamo accettare che il patrimonio ideale della nostra tradizione divenga definitivamente subalterno a partiti che appaiono privi di reali valori.
La crisi socio-economica che abbiamo cominciato a vivere non sembra di tipo congiunturale, ma sempre di più appare come strutturale, legata cioè alle grandi sperequazioni tra i popoli, allo sfruttamento e alle intollerabili ingiustizie sulla fame, lo sviluppo, gli armamenti, l’energia e le politiche monetarie, specie di quei Paesi emergenti che puntano a togliere al dollaro il ruolo di moneta centrale del mercato mondiale.
Possiamo continuare ad assistere come testimoni assenti e distratti a questo drammatico scenario che sta trasformando il personalismo cristiano in un deteriore individualismo?
I cattolici hanno il dovere di uscire da questa posizione di silente subalternanza volta ad ottenere solo un qualche spazio di potere.
La DC, come qualcuno sostiene, non può essere recuperata anche a causa degli scontri strumentali sulla proprietà del simbolo?

INNANZI TUTTO LA QUALITA’ DELLA DEMOCRAZIA.
Non è un problema. Il nostro obiettivo sono i valori e non gli appannaggi del potere. Noi puntiamo a recuperare la più grande tradizione etica e politica d’Occidente senza preoccupazione di nomi, di simboli e di immagine.
La nostra iniziativa politica punta ad un progetto che, anzitutto, alzi il livello qualitativo della nostra democrazia umiliata da un sistema di partiti che viola l’art. 49 della Costituzione.
Quindi partecipazione, popolarismo, primarie, statuto pubblico dei partiti (a garanzia della loro democraticità) e ritorno alle preferenze per consentire agli elettori la scelta degli eletti.
Poi le grandi questioni sociali, modificando l’attuale sistema produttivo-consumistico in favore dei consumi e dei problemi d’interesse generale (pensioni, livelli retributivi, tutela dell’ambiente e della qualità della vita, energia, smaltimento rifiuti, inquinamento, giustizia, sicurezza, ecc.).

LA POLITICA DELLE QUESTIONI REALI.
Dinanzi all’affievolimento delle tradizionali categorie politiche (destra-centro-sinistra) emerge l’esigenza di misurarsi con questi problemi anziché con le vecchie ideologie che servono solo a contrapposizioni di facciata utili per “distrarre” l’opinione pubblica dall’incapacità, ora dell’uno e ora dell’altro schieramento, a dare risposte serie e concrete.
Dobbiamo restituire dignità alla politica, un potere reale ai cittadini, un ruolo effettivo ai partiti che rispondano ai requisiti dell’art. 49 Cost.; oltre che recuperare leaderships fondate più su qualità morali e politiche che su suggestioni e potere.
Per questo obiettivo non servono le oligarchie degli attuali partiti sempre più preoccupate di mantenere il proprio potere e disposte ad intese di ogni genere per continuare a sottrarre ai cittadini quella sovranità che la Costituzione attribuisce loro.
Per battere questa deriva illiberale è indispensabile una iniziativa che, partendo dal basso, colleghi tutte quelle piccole realtà politiche locali che si rifiutano di andare all’ammasso delle idee.

LE MILLE LISTE CIVICHE : UNA GRANDE SPERANZA DEMOCRATICA.
C’è una lunga linea di resistenza che rappresenta una grande speranza democratica. Si tratta di costruire, nel rispetto delle singole autonomie, un soggetto di tipo federale che crei un profondo collegamento politico e riapra il dibattito scomponendo un sistema bipolare che, dietro il falso obiettivo della governabilità, uccide il pluralismo, toglie voce alle minoranze non integrate e, conseguentemente, rompe il rapporto di rappresentanza tra la Nazione e gli eletti (art. 67 Cost.).
Serve solo la consapevolezza di questa realtà e della possibilità concreta di tornare ai valori della Costituzione con una iniziativa popolare che produca un grande cambiamento.


PUBLIO FIORI

(Tel. : 06/3226758 - 335/327542)


Postato da: laosan a 17:03 | link | commenti

EPPUR SI MUOVE.......

QUESTA E' LA QUARTA SEGNALAZIONE: IL VI CONVEGNO NAZIONALE TENUTO DAI CRISTIANO SOCIALI AD ASSISI.

Il mio copia-incolla questa volta non ha funzionato.  Se volete saperne di più - e ne vale sinceramente la pena- trovate abbondante comunicazione su www.cristianosociali.it

 

VI° CONVEGNO NAZIONALE DI STUDI

I Cristiani e le nuove sfide della politica
Democrazia, giustizia, bene comune

ASSISI 26-27-28 SETTEMBRE 2008
Cittadella ospitalità, via Ancajani,3

Programma

Documento preparatorio

Note logistiche

Postato da: laosan a 10:34 | link | commenti

EPPUR SI MUOVE.....

TERZA SEGNALAZIONE PER ...PeR ( Persone e Reti) LA NUOVA CORRENTE DI FRANCESCO RUTELLI



PD: AL CONVEGNO DI \'PER\' DUELLI SU LAICITA\' (E NUOVE CORRENTI)

PD: AL CONVEGNO DI 'PER' DUELLI SU LAICITA' (E NUOVE CORRENTI)

 

(ASCA) - Roma, 30 set - Cos'e' oggi la laicita' in Italia? E qual e' lo stato del rapporto tra politica e religione? A questi interrogativi si e' ispirato il primo convegno pubblico di ''PeR'', Persone e Reti l'associazione politico culturale che nata dalle ceneri dei Teodem (Luigi Bobba e Paola Binetti) si apre al mondo cattolico, ma anche all'Udc senza disdegnare un dialogo con 'altri' cattolici in politica.

Tutte premesse che hanno alimentato dubbi e interrogativi sull'esistenza di una eventuale riserva mentale per la costruzione di una corrente cattolica all'interno del Pd o addirittura della predisposizioni delle basi per la nascita di un nuovo soggetto politico di centro.

E proprio a questi sospetti ha fatto riferimento Luigi Bobba presentando all'apertura del convegno ('La laicita' in Italia - Democrazia e religione nel XXI secolo) il manifesto fondativo di PeR, e dicendo che ''quello della correntesi' o corrente no,e' un dibattito stantio e stucchevole''. ''E' stato detto -ha aggiunto- che PeR e' una reicarnazione dei Teodem... Non e' una reincarnazione, anche perche' come cattolici noi crediamo alla resurrezione e in questo caso c'e' una trasformazione''. PeR, ha ribadito Bobba, nasce per ''favorire il dialogo e la laicita' della politica, una politica che ponga al suo centro i valori e la persona. Noi non vogliamo essere relegati in un angolo etico, perche' ci interessa tutto, la crisi, la famiglia, la scuola''. Insomma gli adernti a Per, ha detto Bobba vogliono confrontarsi dentro e fuori del partito, pensano ad ''un centro popolare cattolico che non vuole essere contro pero' senza essere insignificanti'', lavorare con passione e aperti al dialogo convinti che ''occorre il coraggio di una svolta''.

A queste considerazioni ha risposto Pierluigi Castagnetti che ha detto di condividere molti dei contenuti del manifesto: ''Sarei pronto a sottoscriverlo -ha commentato- se non ci fosse il rischio di trovarsi da qualche altra parte, in qualche corrente... E poi osservo che se i cattolici in politica fanno fatica a stare insieme in un solo partito...

voglio tranquillizzare chi pensa o teme una trasversalita' con l'altra parte''.

Per quanto riguarda la laicita' e la politica, Castagnetti ha sottolineato che in Italia si e' avuta una storia particolare, diversa dal resto d'Europa perche' ''in Italia piu' che laiche si sono avute posizioni anticlericali''. Se occorre ''cambiare atteggiamentoverso la Chiesa sui grandi temi'' per Castagnetti la chiave della moderna laicita' e' da individuare nell'''abbandono delle reciproche diffidenze, riconoscere l'intreccio degli umanesimi in campo e ricordare che quando si parla di laicita' occorre introdurre la parola autonomia''.

E Castagnetti ha in proposito ricordato un episodio di oltre 60 anni fa quando in sede di scrittura della Costituzione si era creato uno stallo sui rapporti tra Stato e Chiesa. A risolvere il problema fu un incontro tra Dossetti e Togliatti, ha ricordato Castagnetti, durato molte ore e sui cuo contenuti gli storici ancora non hanno avuto alcuna documentazione. Resta solo la confidenza di Togliatti ad uno storico (Spriano) sull'importanza dell'avvenimento per la comprensione della posizione dei cattolici in politica, un atteggiamento che superava quello precedente al fascismo e descritto da Gramsci. Un atteggiamento dello stesso pontificato di PIo XII che fu al centro dei ruvidi e freddi rapporti con De Gasperi. Rievocando tutto questo (e l'illuminato atteggiamento che fu tenuto dall'allora monsignor sostituto Vaticano Giovan Battista Montini) Castagnetti ha concluso che per risolvere i problemi di oggi ''occorre tornare li'''.

Valutazioni diverse, ma convergenti con Castagnetti, sono state quelle di Pierluigi Bersani che ha subito posto una riflessione fondamentale: ''Lo scopo del Pd non e' la filosofia'' perche' ''la responsabilita' di un partito e' quella di indicare una strada alla convivenza con l'individuazione di soluzioni da dare ai problemi''.

Bersani ha riconosciuto che nel quadro politico e anche nel Pd co somo ''risse tra relativisti, scettici e antirelativisti. Consiglierei -ha aggiunto- a questi filosofi e teologi di concedersi qualcosa l'un l'altro. Il relativismo non e' sempre nichilismo e' anche ricerca come anche la verita' non puo' essere essolutismo''.

Per Bersani ''se non troviamo il modo di rimescolarci, di confrontarci e arrivare a delle sintesi, metteremo a rischio uno dei principali caratteri del Pd, l'incontro tra le culture ispirate al cristianesimo e culture che piu' che laiche definirei umaniste''.

Il ''punto'' vero per Bersani e' un deciso ''no all'uso politico della religione: il punto e' la laicita' della politica. La laicita' -ha sottolineato- e' anche uno Stato non confessionale e non etico''.

Una riflessione particolare Bersani ha riservato ai temi eticamente sensibili, invitando a considerare che oggi su questi argomenti esiste ''una frontiera mobile'' che fa accettare il sindacato della coscienza che 10-20 anni fa era escluso. Bersani in proposito ha invitato a stare attenti al rischio di ''sovrapporre la tecnica all'etica, nel senso che ''tutto cio' che la scienza e la tecnica rendono possibile non e' eticamente accettabile perche' per questa strada si finisce inevitabilmene al mercato'' E per decidere su questi problemi, Bersani ha proposto il ricorso a ''decisioni, percorsi rafforzati''.

min/min (asca)




Postato da: laosan a 09:47 | link | commenti

EPPUR SI MUOVE.....

 

LA SECONDA SEGNALAZIONE : L'EDITORIALE DI PADRE BARTOLOMEO SORGE NELL'ULTIMO NUMERO DI SETTEMBRE-OTTOBRE DELLA AUTOREVOLE RIVISTA "AGGIORNAMENTI SOCIALI"

Editoriale - settembre/ottobre 2008

   


Cattolici delusi, non rassegnati

Bartolomeo Sorge S.I.
Direttore di «Aggiornamenti Sociali»

 



Con le elezioni del 13-14 aprile scorso si è chiuso un ciclo della politica italiana. Di fronte alle incognite del nuovo quadro politico, una responsabilità particolare grava sugli eredi del cattolicesimo democratico per il ruolo da essi svolto finora e del quale il Paese ha ancora bisogno. Il guaio è che i «cattolici democratici» (come tutta la politica italiana) sono in crisi. La «diaspora», dopo la fine della DC, li ha dispersi - a destra e a sinistra - in soggetti politici nuovi, privi di solida cultura politica e di un programma di largo respiro. Perciò molti oggi sono delusi: alcuni pensano di impegnarsi nel sociale, altri rimangono in politica, ma senza entusiasmo. Concretamente, tanti cattolici che avevano creduto nel disegno ulivista di Prodi non nascondono ora lo scontento per un Partito Democratico privo di una chiara identità e che stenta a impostare una seria opposizione politica. Parimenti altri cattolici, che avevano creduto in Berlusconi o lo hanno votato, oggi sono perplessi di fronte a scelte che si discostano chiaramente dallo spirito cristiano e da quello della Costituzione.
Pertanto, sono molti i cattolici delusi, che però non possono in alcun modo rassegnarsi. Si tratta di reagire alla crisi di fiducia e scorgere nella stessa delusione il momento opportuno, l'«occasione propizia» (kairos) per tentare nuove strade. Il fenomeno dei «cattolici delusi, non rassegnati» merita attenzione. Vedremo, perciò: 1) le ragioni della «delusione»; 2) in che senso l'attuale crisi di fiducia costituisce un'«occasione propizia»; 3) quali «nuove strade» percorrere per vincere la rassegnazione.

1. Le ragioni della «delusione»

Una recente indagine effettuata dalla IPSOS, dal titolo «I cattolici e le elezioni politiche 2008», mostra come i cattolici praticanti abbiano orientato il proprio voto: il 41,6% per il Popolo della Libertà (PDL), il 28,2% per il Partito Democratico (PD), il 10,2% per l'Unione di Centro (UDC), il 9,2% per la Lega Nord e il Movimento per l'Autonomia (LN-MPA) e il 4% per l'Italia dei Valori (IDV). Interrogati su quale forza politica oggi rappresenti meglio in Italia i valori cristiani, i «cattolici impegnati» hanno indicato nell'ordine: PDL (26%), UDC (25%), Nuova Democrazia Cristiana (14%), IDV (7%) e, in coda, PD (3%) e LN (2%).
Le scelte di voto dei cattolici sono state pesantemente condizionate dai temi economici (per il 56%), in misura minore da quello della sicurezza (17,8%), mentre i temi etici sono stati marginali (3,4%) (cfr «I cattolici? In centro a destra», in Famiglia Cristiana, 27 luglio 2008, 32-35).
Gli analisti e i commentatori politici sono concordi nel rilevare che esistono diverse spiegazioni per motivare questo collocamento a destra. Al di là del fatto che esso rispecchia la tendenza storica - salvo alcune isolate eccezioni - dell'elettorato italiano, ad aprile ha certo pesato negativamente sui cattolici la scelta del PD di allearsi con i radicali; più in generale, il voto dei cattolici è stato mosso più da reazioni emotive che da motivazioni ideali. Basti pensare alla «sindrome di insicurezza» che alcuni attribuiscono soprattutto alla paura dei clandestini, ma che, in realtà, nasce anche da molte altre paure che nulla hanno a che vedere con l'immigrazione: il 38% degli italiani vive con la paura di diventare povero; il 64% è convinto che l'avvenire dei figli sarà peggiore di quello dei genitori; il 40% è angosciato dal terrorismo; molto diffuse, poi, sono le «paure» generate dal degrado ambientale: il 58% degli italiani non è sicuro del cibo che mangia, dell'acqua che beve, dell'aria che respira (cfr «Criminalità e paura del futuro in cima ai pensieri degli italiani», in la Repubblica, 27 luglio 2008).
In un simile clima di tensione emotiva, la destra ha avuto buon gioco nel presentarsi come garante dell'ordine pubblico, promettendo ai cittadini «pugno di ferro» e «tolleranza zero». Paradossalmente però l'insistenza sulla «insicurezza», se è stata determinante per vincere le elezioni, ora si ritorce negativamente sull'azione del Governo.
Ecco la prima ragione di delusione. L'esecutivo, infatti, per soddisfare l'emotività dei propri elettori, si è visto obbligato a dare la precedenza a decisioni di maggiore impatto mediatico, ma che non erano obiettivamente le più importanti come mandare i soldati nelle strade e compiere blitz notturni nei campi nomadi. Il tutto per «rassicurare» i propri elettori, puntando molto più al clamore della notizia che non alla sostanza degli interventi effettuati. Contemporaneamente ha dato la precedenza ad altre scelte, niente affatto urgenti e prioritarie, per salvaguardare gli interessi personali del premier, al fine - è stato detto - di «consentirgli di governare serenamente»: l'immunità per le più alte cariche dello Stato, i limiti nell'uso delle intercettazioni telefoniche, il confronto-scontro con la magistratura.
In realtà, non sono queste le urgenze del Paese. I veri problemi sono altri (e tanti): sono i salari e gli stipendi fermi da anni mentre il costo della vita aumenta e la produzione ristagna; sono la malasanità e la mancanza di infrastrutture per lo sviluppo, di politiche energetiche e ambientali adeguate; sono i lavoratori «precari» e i soggetti deboli della società lasciati a se stessi; sono le varie «mafie» che, con le loro connivenze, controllano ampi spazi di territorio; sono le riforme istituzionali, sulle quali ancora non c'è accordo. Quando si affronteranno questi nodi? Soprattutto, come si affronteranno?
Infatti, desta preoccupazione non tanto il richiamo del premier al «primato del fare», poiché un Governo ha il dovere di amministrare, quanto l'incerto orizzonte valoriale in cui l'operato si colloca e che lo stesso leader ha definito «anarchia dei valori» (sinonimo di etica individualistica). L'attivismo del Governo si ispira, cioè, a una precisa etica, liberale e utilitarista, che finisce con il privilegiare l'interesse di pochi (leggi ad personam, norme repressive, salvataggio di Alitalia, ecc.) sul bene comune e sulla solidarietà; il primato dell'«effetto annuncio» sulla sostanza.
Da un lato, si offre agli anziani poveri la «carta sociale» per l'acquisto di beni essenziali, dall'altro si cerca di togliere (anche se, in extremis, l'errore è stato corretto) la misera pensione sociale, unica fonte della loro sussistenza; da un lato, si riducono i fondi ai giornali e alle radio che operano senza scopo di lucro, decretando la chiusura di molti di essi a scapito del pluralismo informativo, dall'altro si continuano a erogare ingenti «contributi indiretti» (305 milioni di euro) alle testate di proprietà dei grandi gruppi; da un lato si toglie l'ICI sulla prima casa e dall'altro si obbligano i Comuni a trovare forme alternative di tassazione (diretta o indiretta) per rimediare alla mancanza di fondi.
Certamente saranno state compiute anche scelte buone ed efficaci; tuttavia, se continuerà a concepire la politica come soluzione di problemi di pochi, trascurando la vera promozione di ciascuno e di tutti, il Governo rischia di avere i piedi d'argilla; e il numero degli scontenti non potrà che crescere.
La seconda ragione di delusione per i cattolici viene dallo sbandamento che attraversa l'opposizione. La manifestazione pubblica dell'8 luglio 2008 a Roma, promossa tra gli altri da Di Pietro e dai «girotondini», è stata non solo un brutto esempio di degrado culturale, prima che politico, viste le offese rivolte al Capo dello Stato e al Papa, ma anche un'occasione mancata in cui esprimere civilmente il proprio disappunto verso i valori in gioco nelle prime leggi del Governo. Il PD, se da un lato ben ha fatto a non aderire alla manifestazione, dall'altro non riesce a emergere come forza politica alternativa e incisiva. Ancora troppo litigioso al suo interno, intrappolato dai personalismi degli amministratori locali, senza una leadership reale, rischia di perdere l'occasione favorevole per esercitare un'opposizione veramente tale sul piano dei valori e dei contenuti.

2. Un «momento opportuno»

In questo contesto di vuoto progettuale e culturale, i cattolici possono cogliere il momento opportuno per una iniziativa efficace di rinnovamento. L'occasione è offerta dal nuovo quadro politico, nel quale è finita per sempre la «questione cattolica» come l'abbiamo conosciuta in Italia per un cinquantennio. È infatti mutato il rapporto dei vescovi, ad intra, con i fedeli laici impegnati in politica e, ad extra, con le istituzioni dello Stato. La Gerarchia, anche in Italia, svolge con impegno il suo compito di formare le coscienze e di riaffermare il primato dei valori morali e sociali alla luce del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa. Allo stesso tempo - come ha spiegato il presidente della CEI, card. A. Bagnasco, al Meeting di Rimini (24 agosto 2008) -, pur non essendo un soggetto politico, la Chiesa si interessa alla res publica ed è «capace di partecipare alla vita politica nel segno della democrazia e della verità». Da alcuni anni, la CEI lo fa in prima persona e senza deleghe, come è avvenuto in occasione del dibattito sulla procreazione assistita e sui «DICO».
I cattolici italiani, da parte loro, militando ormai in tutti i partiti, a destra e a sinistra, sono investiti di una responsabilità nuova. A essi si richiede che siano cittadini e cristiani «adulti». «Il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società - come aveva ricordato Benedetto XVI al Convegno ecclesiale nazionale di Verona (19 ottobre 2006) - non è [...] della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano sotto propria responsabilità: si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo».
La situazione attuale costituisce, dunque, un «momento propizio» per quel salto verso la maturità del laicato italiano che ancora non si è pienamente realizzato a oltre 40 anni dal Concilio. Le parole del Papa a Verona mostrano sempre di più il loro carattere profetico: egli spronava i fedeli laici italiani a un atteggiamento creativo e coraggioso; non «un rinunciatario ripiegamento su [sé] stessi: occorre invece mantenere vivo e se è possibile incrementare il [...] dinamismo, occorre aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell'Italia». Condizione sine qua non per riuscire in questa impresa - ribadiva il Papa - è riprendere fiducia nella propria vocazione e missione cristiana, grazie all'incontro personale con il Risorto «che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».
In questa circostanza, grazie alla quale la presente crisi di fiducia dei cattolici può trasformarsi in «un momento favorevole» di rinnovamento, emerge la domanda che essi non possono non porsi (insieme a tanti altri cittadini): possibile che non vi sia nessun'altra strada per fare una «buona politica», oltre a quelle finora sperimentate e risultate inadeguate? Può essere d'aiuto ricordare un inciso della Gaudium et spes (n. 76) relativo all'impegno politico dei cattolici. Dopo aver ribadito la «chiara distinzione tra le azioni che i fedeli compiono in proprio nome, come cittadini, guidati dalla loro coscienza cristiana, e le azioni che essi compiono in nome della Chiesa in comunione con i loro pastori», il documento conciliare specifica come le attività temporali che i fedeli laici compiono «in proprio nome» possono essere svolte o «individualmente» (da soli) o «in gruppo» (insieme ad altri).
Bisogna, quindi, da un lato incoraggiare l'impegno dei singoli cattolici, debitamente formati, all'interno dei diversi soggetti politici; ovviamente sarà cruciale la loro capacità di discernimento, perché dinanzi a ogni scelta sappiano comportarsi sempre da cristiani responsabili e coerenti. D'altro lato, è altrettanto auspicabile che altri cattolici scelgano invece di impegnarsi «in gruppo» - ben lontani dall'innalzare steccati -, unendosi cioè tra di loro e con quanti condividono i valori di ispirazione cristiana e di democrazia laica, ritenendo di poterli affermare più efficacemente, evitando il rischio, purtroppo molto concreto, di essere zittiti o di divenire insignificanti all'interno di soggetti politici dove un vero confronto è spesso impossibile o infruttuoso.
L'importante è che i cattolici non si rassegnino a svolgere soltanto un ruolo pre-politico, rifugiati in ambiti di impegno sociale e culturale, ma accettino l'impegno politico come servizio a vantaggio esclusivo del bene comune.

3. «Nuove strade» per vincere la rassegnazione

Il problema non nasce oggi. Se lo ponevano già, molti anni fa, i vescovi italiani in un documento che conserva ancora tutta la sua importanza: La Chiesa italiana e le prospettive del Paese (1981). Di fronte ai grandi cambiamenti che cominciavano a profilarsi all'orizzonte, il Consiglio Permanente della CEI si interrogava sul possibile superamento della DC: «Oggi più acutamente si avvertono gli inevitabili limiti e un certo logoramento di tale esperienza [l'unità dei cattolici nella DC] e non manca chi si appella al pluralismo per orientare su strade diverse l'impegno dei cristiani. Noi sappiamo bene che non necessariamente dall'unica fede i cristiani debbono derivare identici programmi e operare identiche scelte politiche: la loro presenza nelle istituzioni potrebbe legittimamente esprimersi in forme pluralistiche» (nn. 36 s.). Queste non hanno una forma predefinita, possono assumere i connotati dei «laboratori politici», oppure di gruppi di lavoro e di confronto sui valori e sulle scelte concrete per meglio attuarli.
Ciò che più colpisce, a molti anni di distanza, è l'ipotesi che i vescovi facevano di fronte all'indebolimento della DC. Non invitavano i cattolici italiani a rinnovare la loro unità politica; ma, esclusa decisamente ogni forma di assenteismo, avanzavano un'ipotesi - ancora tutta da esplorare - per molti aspetti simile all'intuizione sturziana di un'«area popolare democratica»: aperta a tutti i «liberi e forti», credenti e non credenti, che condividano valori e ideali; da costruire dal basso, a partire dal territorio, coinvolgendo i mondi vitali della società. «C'è innanzi tutto da assicurare presenza - afferma il documento -. L'assenteismo, il rifugio nel privato, la delega in bianco non sono leciti a nessuno, ma per i cristiani sono peccato di omissione. Si parte dalle realtà locali, dal territorio. E si è partecipi delle sorti della vita e dei problemi del Comune, delle circoscrizioni e del quartiere: la scuola, i servizi sanitari, l'assistenza, l'amministrazione civica, la cultura locale. Ci si apre poi alla struttura regionale, alla quale oggi sono riconosciute molte competenze di legislazione e di programmazione. Così la presenza si estenderà anche ai livelli nazionale, europeo e mondiale, e potrà avere efficacia. È sbagliato, infatti, contare solo sui tentativi di rifondazione o di riforma che vengono dai vertici della cultura ufficiale e della politica» (n. 33).
No, dunque, a una nuova DC; no a una presenza puramente «profetica», solo culturale o pre-politica. I cattolici dovranno impegnarsi per una nuova «cittadinanza attiva» - termine chiave dell'ultima Settimana Sociale -, attraverso un impegno la cui ricaduta sia politica. Perciò, non si dovrà determinare dall'alto il cammino, né si dovranno definire a tavolino i nuovi organigrammi: è stato questo l'errore commesso dai tentativi più recenti di dare vita a soggetti politici «nuovi», come ad esempio la «Rosa Bianca» alle ultime elezioni. Essi sono nati vecchi, perché realizzati secondo le vecchie logiche partitocratiche. Occorre muovere dal basso, dalle attese di chi aspira a una politica fondata su ideali forti, ma vicina ai problemi quotidiani della gente e attenta a quanto di nuovo nasce e fermenta nel vissuto delle città e del territorio. La sfida per i «cattolici delusi ma non rassegnati» sta proprio qui: coinvolgere le risorse civiche esistenti sul territorio per affrontare insieme le gravi sfide che interpellano il Paese a livello sociale, istituzionale, politico ed economico, mantenendo un saldo riferimento ai valori della Costituzione, della democrazia laica e dell'insegnamento sociale cristiano.
In che modo tutto questo possa prendere forma è ancora da esplorare. Può giovare citare un esempio, costituito da due gruppi (Italia popolare e Area popolare democratica) che, in un Convegno tenutosi a Torino il 5 luglio 2008, hanno deciso di mettersi insieme. Nel documento finale si sottolinea che l'iniziativa è aperta a «quanti, in vario modo, sono riconoscibili per eguale volontà di servizio e per tensione sociale unitaria ad assumere questo spirito di ricerca delle affinità civiche ed etiche e a mobilitarsi sul territorio, per dar vita a una realtà più ampia dove esse stesse e realtà civiche e popolari che condividono la stessa analisi, potranno confluire ricostituendo una triplice autonomia di analisi, valutazione e azione. Per indicare provvisoriamente questa esperienza, si è ricorsi all'espressione INCIPIT, un acrostico che riproduce la parola latina che sta per "inizio" e significa: Intesa Civica Popolare Italiana. L'aspetto civico richiama la matrice autonomista e municipalista del popolarismo; l'italianità sottolinea l'unità della nazione e il vero senso del federalismo, che dal molteplice e dalla ricca pluralità forma il mosaico unitario. INCIPIT [...] è anche simbolo della consapevolezza che in ogni momento si comincia sempre il cammino mai compiuto e soddisfacente, eppure aperto all'avvenire».
Si tratta di un esempio che qualcosa di nuovo è ancora possibile, ma soprattutto che è possibile rinnovare l'impegno e il dialogo tra quei cattolici che militano individualmente nei partiti e quei cattolici che stanno cercando altre forme di impegno politico, affinché non venga meno alla società il contributo specifico di cui sono portatori. Sperando, come il Papa ha chiesto a Cagliari il 7 settembre 2008, che cresca «una nuova generazione di laici cristiani, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile».
 


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Postato da: laosan a 09:34 | link | commenti

EPPUR SI MUOVE.........

LA LEGGENDA DICE CHE QUANDO I TEOLOGI CONTESTARONO A GALILEO LA SUA TEORIA ELIOCENTRICA AFFERMANDO CHE FOSSE INVECE  LA TERRA  AL CENTRO DELL'UNIVERSO, GALILEO RISPONDESSE : "EPPUR SI MUOVE..." 

Questa frase mi è venuta in mente considerando la scontata immobilità dell'elettorato cattolico e la tradizionale supina obbedienza del laicato alle direttive della gerarchia. Eppure nel mondo cattolico, nella galassia cattolica qualcosa si sta muovendo...

Non sono in grado di fare un'analisi di ciò che si sta muovendo perchè c'è un flusso continuo di notizie e di mutamento o di posizioni o di schieramento  dei protagonisti, posso però fare un servizio di segnalazione, come la sentinella sulla torre che avvista l'arrivo de "mamma, li turchi !!! ...

   ED ECCO LA PRIMA  :


ASSEMBLEA NAZIONALE PROGRAMMATICA

 

ROMA, 4 OTTOBRE 2008




MANIFESTO PER LA SINISTRA CRISTIANA - servizio politico per la Costituzione, la laicità, la pace

 

Postato da: laosan a 09:23 | link | commenti